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  • roncagliaenrico58

IL BOOM SPIRITUALISTICO DEGLI ANNI ’80

Aggiornamento: 5 giu


È trascorso molto tempo da quando qualcuno, con la circospezione di un carbonaro, ci consegnava la striscia di carta con l’ultimo messaggio da Medjugorje.

Dopo il 24 giugno 1981, avere rivelazioni celesti non era più un fatto eccezionale, poteva capitare a chiunque: i sei ragazzi di Medjugorje non avevano nulla di diverso dalla maggior parte dei loro coetanei.

È esistito, ed esiste tutt’oggi, un effetto Medjugorje. Intendo dire un processo di emulazione, un desiderio più o meno consapevole di provare il brivido del soprannaturale. Nel numero di coloro che intrapresero il viaggio verso l’ignoto, tra i monti aridi della Bosnia Erzegovina, alcuni pensarono realmente alla possibilità di vedere qualcosa. Era come se laggiù si fosse spalancata una porta sull’altro mondo. Ciò che tanti hanno trovato varcando la soglia di Medjugorje è la Maternità di Maria Santissima. Nelle chiese non se ne parlava più e per molti pellegrini fu un’autentica scoperta, tale da trasformare la loro esistenza, ma non sufficiente ad affrancarli da una certa dipendenza dal mondo parallelo che avevano visitato. Dovrebbe essere chiaro a tutti che anche i fenomeni mistici non autentici hanno una componente di verità, che è il loro punto di forza. In genere questa verità risponde con esattezza alle attese più profonde dei destinatari. Solo così hanno la possibilità di durare nel tempo. Si tratta di una specie di concessione: Il pescatore che getta l’amo deve utilizzare un’esca vera, un cibo buono, particolarmente gradito alle prede.

Gli anni precedenti, per la Chiesa, erano stati anni di cancellazione furiosa dei segni del Sacro. Come spesso accade nelle rivoluzioni, nello stadio iniziale l’avanguardia aveva cercato di realizzare più di quanto fosse stato vagheggiato nei proclami, di mirare in alto, di bruciare le tappe, per timore del rallentamento fisiologico del processo rivoluzionario e per prevenire gli inevitabili contraccolpi. Bisognava fare tabula rasa al più presto del passato, perché non tornasse più. Mentre i tecnici mettevano mano alla trasformazione degli spazi architettonici, secondo i principi del minimalismo nordico, i parroci relegavano nelle soffitte i Santi e altri “inutili orpelli”, decentravano i Tabernacoli, abolivano Adorazioni, Benedizioni eucaristiche e recite pubbliche dei rosari. La fede stava diventando un fatto concettuale, e alla fin fine nient’altro che una scelta privilegiata per i poveri. Ogni rigurgito di devozione veniva stigmatizzata come regresso ad uno stadio infantile dell’umanità. La parola stessa “devozione” era bandita. 

Così, il ventennio che precedette il fenomeno Medjugorje, aveva lasciato nell’animo dei credenti una profondissima nostalgia e sete del Sacro, nella quale il popolo di Dio era stato trascinato e abbandonato, senza il conforto di una catechesi sostanziosa. Immaginate un uomo che, svegliandosi al mattino, si trova nel mezzo del deserto, e che dopo aver sperimentato la fame, la sete e il disorientamento, riceve la notizia che esiste una fonte d’acqua a cui abbeverarsi e un’oasi in cui rifocillarsi. Ecco perché, già sul finire dell’estate 1981, al diffondersi della notizia secondo la quale la Vergine Maria appariva ad alcuni ragazzi, iniziarono i primi viaggi di ricognizione. Un popolo disorientato cominciò a vagare senza guida alla ricerca di acqua da bere. Alcuni la trovarono nelle rivelazioni celesti, altri nei Movimenti ecclesiali. Chi si appassionò della spiritualità ortodossa, chi delle filosofie orientali, chi dell’esoterismo, ecc. Assistemmo, senza rendercene pienamente conto, ad un vero e proprio boom spiritualistico, estremamente variegato sì, ma con una caratteristica comune: la sete del sacro.

Ben presto, anche Medjugorje non bastò più a colmare il vuoto e la desolazione. I messaggi si ripetevano pressoché uguali, su pochi e generici argomenti, al punto che anche a volersi arrampicare per trovare variazioni nelle sfumature, risultava un lavoro faticoso e alla fine frustrante. Dopo tutto, non era l’unico luogo in cui Maria stava apparendo nel mondo e prima c’erano state molte altre profezie, ben più interessanti. Così, dal volantinaggio minuto, negli anni ’90 si passò alle case editrici vere e proprie che si occupavano di questi argomenti (Segno e Villadiseriane per esempio). Apparvero anche siti specializzati su Internet. Una valanga di conoscenze venne versata su un popolo assetato, e avido di spiritualità, non sempre precedute dal necessario discernimento e dal placet della Chiesa, spesso prive di un’interpretazione autorevole.

Tutto ciò avvenne sotto gli occhi di un clero distratto dai numerosi cambiamenti, e impreparato. La teologia spirituale non veniva più insegnata nei seminari diocesani e il fenomeno si presentava con caratteristiche del tutto inedite e dimensioni planetarie. Vescovi e sacerdoti si videro sfuggire di mano la situazione e persero autorevolezza su una parte considerevole di fedeli che ora non faceva più riferimento alla loro guida morale, ma ad “interventi diretti del Cielo”, veri o presunti che fossero, passando dall’uno all’altro sull’onda incostante della curiosità.

La gerarchia aveva, sì, cercato di porre rimedio al dilagare incontrollato del fenomeno Medjugorje e di altri simili, ponendo restrizioni e regolamenti, ma troppo tardi e, soprattutto, senza offrire una valida alternativa. L’unica alternativa sarebbe stata quella di recuperare quanto prima la sana ed equilibrata devozione cattolica, che essi, però, avevano combattuto tenacemente per circa vent’anni.

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